
Caster Semenya sudafricana di Polokwane, campionessa mondiale degli 800 metri piani, qualunque sia l’esito ufficiale degli esami, la IAAF non ha ancora, sibillinamente, concluso il complesso iter, conserverà la medaglia d’oro vinta a Berlino.
Questo è quello che ha annunciato il ministero dello Sport del Sudafrica e che la federazione internazionale non ha né confermato né smentito. Si sussurra di accordi tra i due enti per evitare che, dopo essere diventata (?) un caso sportivo e umano, Caster possa diventare anche un caso politico.
Secondo le prime indiscrezioni, dai controlli fatti sulla sua sessualità, pare che al posto dell’utero e delle ovaie ci siano i testicoli, in questo caso sarebbe un ermafrodito. La federatletica sudafricana l’ha sottoposta a un controllo prima dei Mondiali, quindi sapeva e l’ha scagliata sola contro tutti solo per «riportare il Sudafrica sulla mappa del mondo», come ha dichiarato il ministro delle donne Mayende-Sibiya.
Non sappiamo cosa resterà di Caster, di questo essere umano che dovrà fare ogni giorno i conti con ciò che è e con ciò che appare, presto però si renderà conto che qualcuno l’ha messa al pubblico ludibrio solo per vantarsi di una medaglia d’oro, consapevole che non trattandosi di doping non gliel’avrebbero tolta, un dolo che va ben oltre quello sportivo.
Anche sulla ceca Jarmila Kratochvilova, detentrice del record sugli 800 metri piani, 1’53”28, vincitrice di varie medaglie d’oro e d’argento persino nei 400, sono circolati insistenti sospetti sulla reale identità sessuale. Sarà un caso, ma quel record dura dal 1983, perché come dicono i maligni «solo un uomo può battere un altro uomo». Gli anni Ottanta sono stati per lei quelli della consacrazione dopo malattie e infortuni che l’avevano relegata all’ombra della tedesca dell’est Marita Koch, sulla quale però pesano i sospetti del doping di stato: steroidi anabolizzanti e altre sostanze che erano illegali, ma a quel tempo non rilevabili.
Se l’illegalità del doping aiuta, in qualche modo, a tracciare una linea retta tra ciò che è pulito e ciò che non lo è, l’intersessualità è un argomento decisamente più complicato e non solo per i semplici appassionati di sport, ma anche per il CIO e la IAAF.
Oggi ai transessuali è consentito gareggiare, se legalmente riconosciuti di sesso maschile o femminile, dopo un biennio ormonale post-operatorio, strada che per continuare a gareggiare potrebbe percorrere anche la Semenya; ma è stato nel 1964 che il Comitato olimpico internazionale decise d’inserire il controllo cromosomico, decisione che portò al ritiro di molte atlete senza però risolvere del tutto il problema, vista la varietà delle cause che possono intervenire a livello cromosomico, ormonale e/o morfologico.
In questo senso è emblematico il caso di Stella Walsh, o Stanislawa Walasiewicz, oro per la Polonia ai Giochi di Los Angeles, nel ’32, e argento a Berlino nel ’36, nata a Brodnica ma vissuta a Cleveland dall’età di tre mesi e divenuta poi cittadina americana. È morta il 4 dicembre 1980 colpita da una pallottola vagante durante una rapina a un supermercato e lo stesso coroner ha rinunciato a dichiararsi su quello che probabilmente è stato un caso di mosaicismo: tra quelle che vengono definite anormalità cromosomiche non altrimenti classificate. Anche la sua rivale americana Helen Stephens fu accusata di mascolinità, ma accettò di spogliarsi davanti a una commissione medica, non sappiamo se prima o dopo l’invito di Hilter per un weekend d’amore.
Contemporaneo a Stella Walsh è il caso di Dora Ratjen, o Hermann Ratjen, atleta tedesco morto l’anno scorso, che partecipò alla gara femminile di salto in alto alle Olimpiadi di Berlino del ’36, costretto dal regime, pare, per sostituire l’atleta di origini ebraiche Gretel Bergmann, reintegrata su pressioni del CIO ma poi esclusa dalle gare. Dora e Gretel furono anche compagne di stanza, tanto il tedesco Hermann non avrebbe mai tentato di avvicinarla, rischiando il carcere. Una compagna di stanza strana e misteriosa, ma nessuna pensò che fosse un uomo. Dopo gli Europei di Vienna del ’38, però, due donne ne videro la barba e lo fecero arrestare, una volta riconosciuto come uomo, per frode. Così la medaglia d’oro vinta col record mondiale di 1,70 fu restituita.
Ma dietro quello che è passato alla storia come un “imbroglio sessuale olimpico” c’è dell’altro. Sembra, infatti, che Hermann all’anagrafe fosse stato registrato come Dora e che solo in seguitò abbia manifestato i caratteri sessuali maschili, pur continuando a comportarsi come una donna.
A queste storie poi si uniscono quelle degli atleti transgender, di cui abbiamo scritto, e di quelli che hanno cambiato sesso per i motivi più disparati.
Vero è che dall’introduzione del controllo cromosomico molte atlete di levatura mondiale si sono ritirate dall’attività: la velocista polacca Ewa Klobukowska, la quattrocentista Maria Itkina, la lunghista Tatyana Shchelkanova, entrambe sovietiche, la saltatrice in alto romena Iolanda Balas, le sorelle ucraine Irina e Tamara Press, specializzate nel lancio del disco e in quello del peso.
E chissà quante altre sono sfuggite alla rete dei controlli nel gioco XX, XY, che tanto continua ad appassionare e che non risolverà mai definitivamente la biblica dicotomia tra Adamo ed Eva.
Ermafroditismo L’ermafroditismo o monoicismo è un fenomeno col quale un individuo di una determinata specie può produrre, contemporaneamente o successivamente, sia i gameti maschili sia quelli femminili. In alcune specie animali, in particolare invertebrati, il fenomeno è comune o addirittura essenziale per la riproduzione.
Transgender Nella terminologia psicologica, psichiatrica, endocrinologica e legale il termine transgender è utilizzato in termini semplificativi per indicare una persona transessuale non operata ai genitali. Secondo questa accezione del termine quindi transgender diventa un termine per indicare solamente una sottocategoria delle persone transessuali e per separare il/la transessuale operato/a (ai genitali) da quello/a non operato/a.
Controllo cromosomico Nel 1964 il CIO decise di introdurre il controllo cromosomico, per stabilire con certezza il sesso dell’atleta. Una decisione presa dopo le continue e formidabili prestazioni di molte atlete dell’Est Europa, della cui femminilità molti a Ovest dubitavano, dubbi che le recenti inchieste sul doping di stato nell’ex Ddr hanno formalmente avallato. Pur restando, infatti, fenomeni diversi (doping e intersessualità) è accaduto che alcune, dopo un continuo e massiccio utilizzo di testosterone, il principale ormone maschile, abbiano cambiato sesso. Eclatante il caso di Heidi Krieger, oggi divenuta Andreas.