
Do You Remember? 1-0.
C’è poco da fare, la vittoria della Corea del Nord contro l’Italia ai Mondiali inglesi ha fatto epoca, probabilmente, alla voce sport&costume, lo possiamo archiviare come uno dei fatti più rilevanti del secolo scorso. Anche la Corea del Sud, nel 2002, cerco d’intimidirci con quel ricordo e poi riuscì a eliminarci.
Il gol lo segnò il dentista non dentista, pare che avesse la qualifica ma non esercitò mai la professione, Pak Doo Ik che così fu promosso da caporal maggiore a sergente e divenne un eroe nazionale, in seguito è stato Ct della rappresentativa alle Olimpiadi di Montreal e tedoforo nel 2008. Il regime di Kim Il-Sung, “Padre della Patria”, però, non perdonò a molti suoi compagni di squadra i festeggiamenti “eccessivi” e “borghesi” dopo la vittoria contro gli azzurri, così furono condannati ai lavori forzati, mentre il loro tecnico, Myong Rae Hyon fu accusato di attività antirivoluzionarie. Da questa vicenda nel 2002 è stato prodotto un documentario, The Game of Their Lives, che racconta la storia di sette componenti la squadra del ’66 ancora vivi.
I veti incrociati degli anni Settanta e Ottanta non hanno fatto la fortuna di una Nazionale che avrebbe avuto, comunque, poco da dire al movimento asiatico e mondiale. Niente in confronto alla squalifica comminata dalla Fifa alla Corea del Nord dopo gli incidenti del marzo 2005 durante il match con l’Iran per le qualificazioni ai Mondiali tedeschi.
Gli iraniani erano già sul 2-0 e un rigore negato ai padroni di casa scatenò l’ira dei tifosi che iniziarono a tirare pietre, bottiglie e seggiolini, mentre un’invasione di campo costrinse i giocatori mediorientali ad asserragliarsi negli spogliatoi. La partita si concluse, in un secondo momento, a Bangkok e i due match successivi furono giocati in campo neutro senza tifosi, è stata una delle sentenze più severe mai pronunciate dalla Fifa.
«Giocare contro l’Arabia Saudita e ottenere la qualificazione è stato un sogno – ha detto Ahn Young-Hak, uno zainichi (oriundo giapponese), centrocampista che gioca in Corea del Sud nel Suwon Samsung Bluewings – Sapevamo che dovevamo giocare al meglio e sapevamo che era l’unica chance per andare ai Mondiali, stiamo stati bravi a centrarla».
Dopo quella del ’66 la qualificazione ai campionati del mondo del 2010 ha il sapore della vendetta consumata fredda. La Corea del Nord, infatti, ha vinto il proprio girone davanti a quella del Sud, qualificata anch’essa, all’Arabia Saudita, all’Iran, che l’aveva eliminata quattro anni or sono, e agli Emirati Arabi Uniti.
Della formazione allenata da Kim-Jong Hun la maggior parte milita nel campionato nazionale e in particolare nella squadra 25 Aprile che prende il nome dall’armata, ma guai a dire che la rappresentativa è il portabandiera del regime. A parte Ahn Young-Hak altri tre giocano all’estero, Russia, Cina e Giappone, quasi tutti zainichi, gli unici nordcoreani ai quali è permesso espatriare e lo stesso vale per i tifosi.
La Corea del Nord nelle qualificazioni mondiali non ha mai perso, vincendo quattro volte, pareggiando altrettanto, segnando 12 gol e subendone solamente 4. Durante questo periodo ha svolto uno stage presso l’FC Nantes, una delle académie francesi più rinomate, per far crescere il proprio livello di gioco, dove ha messo in mostra un buon gruppo, spirito di squadra e grande velocità nei movimenti in campo, evidenziando, invece, una scarsa preparazione fisica e un livello tecnico appena sufficiente. Quest’ultimo era dovuto, soprattutto, alla mancanza dei giocatori che militano all’estero e che sono stati poi determinanti nel centrare la qualificazione, gli stessi sui quali punta Kim-Jong Hun per fare bella figura in Sudafrica.
In Francia la delegazione nordcoreana è riuscita a evitare imbarazzi e domande complicate, aiutata anche dalle autorità locali. In Sudafrica, davanti al mondo, potrebbe incontrare ostacoli maggiori alla censura operata di continuo per non far trapelare le difficoltà interne. Quelle di un Paese governato oggi da Kim Jong-Il, il Caro Leader di una nazione che detiene circa 200.000 concittadini in yodok, campi d’internamento, dove fino agli anni Novanta le torture, gli omicidi e gli stupri erano all’ordine del giorno, così come gli esperimenti medici, i lavori e gli aborti forzati. Secondo l’organizzazione missionaria Open Doors la Corea del Nord è il paese con la più forte persecuzione nei confronti dei cristiani del mondo.
Nel ’98 in Francia Usa e Iran s’incontrarono, le due Coree l’anno già fatto nelle qualificazioni e questa doppia presenza è già storia di sport, ma la diplomazia del football, così come un tempo è esistita quella del ping pong, non pare dare risultati soddisfacenti nel lungo periodo, al di là delle classiche dichiarazioni contingentate.
Piuttosto, visti i precedenti, speriamo che all’Italia non tocchi né la Corea del Nord né quella del Sud: Do You Remember?
I numeri del calcio nordcoreano Poco più di 22 milioni di abitanti distribuiti su una superficie quadrata di 120.540 km, questa in estrema sintesi la Corea del Nord, che è entrata a far parte dell’ONU solamente il 17 settembre del ’91.
Il K1 è il massimo campionato al quale prendono parte 15 club che però non partecipano alle competizioni continentali. La Federazione è stata fondata nel ’45 e affiliata alla Fifa nel ’58. Nel 2006 ha vinto i campionati del mondo femminili Under 20 e nel 2008 quelli Under 17, battendo in finale gli Usa per 2-1. Nel ranking mondiale occupa la 91a posizione, davanti alle Barbados e dietro al Malawi.
Nel 2002 è stato acceso presso la Fifa un finanziamento di 450.000 dollari all’interno di Goal Project, il 25% è stato destinato alle infrastrutture, il 16 al calcio giovanile, il 29 a quello maschile e il 30 suddiviso tra movimento femminile, medicina dello sport, calcio a 5, beach football e arbitri, nonostante i due mondiali portati a casa dalle ragazze, ma in un Paese che deve fare ancora i conti con i diritti umani quelli delle donne devono per forza mettersi in fila.